Palazzo Sansedoni copia (Siena)

Madonna con il bambino in trono, san Bartolomeo, sant’Ansano e una donatrice (1318-20) 

Santa Lucia (1440 circa)

San Girolamo (1440)

Soffitto affrescato

Altarolo (1380 circa) 

Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista, Caterina, Lucia e Giovanni Evangelista

Adorazione dei pastori (1493 circa)

Venere distesa con due amorini (1510-12 circa)

Sacra famiglia con un angelo (1525 circa)

Madonna del velo (1520 circa)

Cleopatra (1570 circa)

Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena (1600 circa)

Tre amorini danzanti, in atto di porgere frutti

Scena antica (Selene ed Endimione?)

Cristo morto sorretto da angeli, Battesimo di Cristo, Predica del Battista

Marco Pino Marco di Giovan Battista dal Pino (Siena, 1521 – Napoli, 1583)Predica del Battista Olio su tela, cm 53 x 36Battesimo di Cristo Olio su tela, cm 53 x 36Cristo morto sorretto da angeli Olio su tela, cm 53 x 36Le tre tele provengono anticamente dalla Confraternita di S. Giovannino alla Staffa in Pantaneto. Con l’abolizione della confraternita nel 1785, cessata la funzione per cui erano stati dipin­te, le tele furono separate dalle testate del cataletto e incorniciate in forma di quadretti. L’operazione fu condotta applicando la vecchia tela centinata a nuovi telai, fortunatamente senza danneggiare i dipinti e senza intervenire con ridipinture. Passarono quindi nella sala superiore del Palazzo Pubblico (sono menzionate ancora nella sede della confraternita nell’edizione del 1784 della guida di Giovacchino Faluschi, ma mancano nell’accurata descrizione dei locali della Compagnia contenuta nell’edizione del 1815 della stessa guida). È probabile che in questi frangenti venisse posta sul telaio l’i­scrizione che si legge ancora oggi. Nel 1812 Luigi De Angelis le vide nella nuova collocazione e poté inserire «tra le opere che avrebbero dovuto formare la nascente pinacoteca» «certe tavolette da bara che stavano nelle stanze del pubblico Palazzo spettanti al nostro Marco Pino»; il progetto non andò però a buon fine, e poco dopo il Romagnoli le descrisse («quattro quadretti, che molto hanno del vasaresco»), dandone l’iconografia e, con una certa approssimazione, anche le misure (tre quarti di braccio per più di mezzo braccio, che corrisponderebbero in realtà a cm 45 x 29,8), nella collezione del dottor Giuseppe Belli, dove, a suo dire, erano arrivate «non si sa come, nel tempo della prima gallica invasione», cioè in epoca napo­leonica. Già a quei tempi, il pannello con la Concezione non era più insieme agli altri. Rimaste nascoste per due secoli in collezioni private, le tele ora sono in condizioni di conservazione straordinarie e mostrano intatta la qualità delle migliori realizzazioni dell’artista, dove la pittura condotta con risolutezza, tutta di prima, con supre­ma scioltezza e rapidità, si sposa perfettamente con l’elaborata ele­ganza del disegno. Sono state acquistate nel 2006 dalla Fondazione Mps da una collezione privata. I tre dipinti, recano sul telaio un’iscrizione a pennello, probabilmente settecentesca o dei primi anni dell’Ottocento, che li dice “di Marco da Siena”. L’antica attribuzione può essere accolta agevolmente, senza alcun margine di dubbio: il Cristo morto sorretto dagli angeli segue la medesima invenzione già nota per diversi altri esem­plari; il Battesimo di Cristo costituisce una evoluzione del tema già sviluppato dall’arti­sta in due tavole napoletane; anche la Predica del Battista, per la quale non si conoscono precedenti così immediati, presenta più di un punto di contatto col modo in cui Marco Pino aveva affrontato il tema in un episodio secondario dipinto sul fondo della grande tavola con il Battesimo, già ricordata, di San Giovanni dei Fiorentini, ma anche con altre composizioni note della maturità dell’artista. Il formato centinato e le ridotte misure sono quelle caratteristiche dei dipinti che ornavano le due facce di ogni testata dei ‘cataletti’ o ‘bare’ utilizzati per le cerimonie funebri delle confraternite: una tipologia particolarmente fortunata a Siena, nella quale si provaro­no tutti i maggiori pittori attivi in città nel XVI secolo. Il supporto tessile, raro per Marco Pino, che preferisce generalmen­te la tavola, fu qui adottato forse per favorire il trasporto di opere che dovevano viaggiare per arrivare a destinazione: sappiamo infat­ti che le quattro tele furono eseguite dal pittore in Napoli e da lì spedite a Siena.

Cena in Emmaus (1630 circa)

Beato Ambrogio Sansedoni

Santa Maria Maddalena che legge (1620-1621 circa)

San Girolamo penitente (1630 circa)

Madonna con il Bambino e San Giovannino

Adorazione dei magi (1734-1736) 

Sacra Famiglia con la Maddalena (1636-37)

Santa Cecilia nel sepolcro assistita dalla Madonna col Bambino e da quattro angeli

Compianto sul Cristo deposto (1595-1600 circa)

La Beata Vergine della Ghiara e san Francesco di Paola

Madonna con il Bambino e san Giovannino

L'Estate (1644 circa)

Sant’Ansano battezza una bambina  (1580 circa)

Madonna col Bambino e San Giovannino (1853)

Ritratto di Giuseppe Ballati Nerli (1850)

I due Plinii (1846)

Caino (1842)

Interno del Duomo di Siena, Il pulpito di Nicola Pisano

Interno del Duomo di Siena. La Libreria Piccolomini (1847)

La facciata del Duomo di Siena (1851)

La Pia dé Tolomei (1891-92)

Paesaggio Maremmano (1929)

Presepe (1938)

Resurrezione di Cristo (1890)

Resurrezione di Cristo (1890)

Soffitto affrescato

La Cappella è dedicata alla memoria del Beato Ambrogio Sansedoni (1220-1286) e fu fondata nel 1691, anno in cui iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’antica casa torre, su impulso e desiderio del cavaliere gerosolimitano Rutilio Sansedoni (1648-1716) che volle così perpetuare la memoria del suo insigne e misericordioso avo. Stilisticamente si può considerare come il più straordinario episodio barocco presente a Siena. L’aspetto policromo scelto dagli scalpellini medicei che curarono il progetto,  è sicuramente particolare: tra i materiali sfarzosi, vengono impiegati per le colonne il marmo rosso di Francia, il broccatello di Spagna, il giallo di Siena, il mischio di Seravezza. La cappella è inoltre caratterizzata da un particolare rilievo d’altare marmoreo di Giuseppe Mazzuoli (1694). Nelle pareti laterali sono esposti sei rilievi bronzei (1720) che raffigurano la Vita del beato Ambrogio Sansedoni realizzati dagli scultori Massimiliano Soldani Bensi e Giovan Battista Foggini. Il soffitto è affrescato dal pittore fiorentino Anton Domenico Gabbiani (1697) e rappresenta il Beato Ambrogio Sansedoni che affida la città di Siena alla protezione della Madonna.

Soffitto affrescato

Soffitto affrescato

La camera da letto è caratterizzata dalla struttura ad Alcova il cui arco è sormontato da un grande stemma dell’Ordine di Malta. Francesco Melani raffigurò la Nobiltà (la donna togata) che esce dal tempio recante un bimbo per offrirlo a Minerva, ritratta a sedere sulle falde del Parnaso. Accanto, Ercole con la clava e le Virtù. Sullo sfondo, Pegaso guida il carro di Apollo. Bacco, seduto su una roccia, è intento ad allietare il proprio corteo composto da un leopardo, due amorini, le menadi e un satiro che suona il flauto. Proseguendo, nell’angolo Apollo è raffigurato circondato dalle Muse. Al centro, Amore Virtuoso porge corone di lauro alla fama, gli amorini reggono un labaro con l’effige dell’ordine di Malta e due medaglioni con i ritratti dei mitici progenitori della famiglia Sansedoni. Infine, i Melani rappresentano l’allegoria dell’Invidia con un serpente, il Tempo che doma la Gioventù e i suoi genietti, intenti a bruciare le frecce dell’Amore Profano, il putto che fugge. Chiude la scena l’Eternità, con un’armilla in mano.

La "sala delle porcellane"

Soffitto affrescato

Soffitto affrescato

La camera di Roccabruna

Stanza delle opere del XIX secolo

Stanza degli stucchi