Grotta Gigante
La formazione della grotta
Il Carso, dove si trova la Grotta Gigante, è formato da roccia calcarea. L'acqua piovana penetra attraverso innumerevoli fratture disperdendosi sotto terra scavando gallerie sempre più ampie e profonde. Tra i 6 e i 10 milioni di anni fa un fiume, probabilmente il Timavo, scorrendo all'interno della grotta e fluendo verso la base della camera principale ha eroso la roccia calcarea formando il grande vuoto che oggi ci appare come un “canyon”. L'erosione ha lasciato la sua testimonianza anche su alcune pareti che si presentano lisce grazie al millenario passaggio dell'acqua.
L'illuminazione
Quando un secolo fa la grotta fu aperta al pubblico, l'illuminazione era data da candele e lampade a carburo o ad olio che venivano appese su supporti di ferro infissi nella roccia. Tale sistema di illuminazione ha generato per molti anni (fino all’installazione dell’impianto elettrico) la fuliggine ancora visibile in molte zone della grotta.
La scoperta della grotta
L’uomo frequenta la Grotta Gigante già nei tempi preistorici e reperti risalenti al neolitico e all'età del ferro ce lo dimostrano. Sono state rinvenute anche monete romane che ne testimoniano una successiva frequentazione. Nel XIX secolo Trieste era il principale porto dell'Impero austro-ungarico ed era una città in forte espansione. La necessità di trovare nuove riserve di acqua ne sollecitò la ricerca sul carso all'interno di numerose grotte, quasi tremila, con lo scopo di intercettare i corsi d’acqua sotterranei. L'impresa fu portata avanti dall' ingegnere Anton Frederick Lindner, che nella primavera del 1840 si calò con una corda fino al fondo della Grande Caverna nella speranza, poi disattesa, di raggiungere il fiume sotterraneo Timavo. Dal 1905 vengono avviati i lavori per rendere la grotta un sito turistico visitabile. In più o meno tre anni viene costruita la scalinata, fatta principalmente di pietra calcarea e sostenuta da binari donati dalle Regie Ferrovie dell'Impero austro-ungarico, che consente ancora oggi di scendere fino al fondo della Grande Caverna. Il 5 Luglio del 1908 la Grotta Gigante, illuminata da migliaia di candele e fiaccole, fu aperta al pubblico.
Lo gnomo
Speleotemi e concrezioni
L'acqua piovana, infiltrandosi nelle fessure della roccia calcarea, dissolve e trasporta il carbonato di calcio che la compone. Quando l’acqua raggiunge la grotta, a causa delle diverse condizioni ambientali, goccia dopo goccia rideposita il carbonato di calcio sotto forma di calcite. Queste vie vengono percorse per migliaia da anni dando luogo alla formazione di stalattiti che pendono dalla volta della grotta, imponenti stalagmiti e altre concrezioni dalle forme più disparate.
Lo studio delle stalagmiti
Dal 1979 alcune stalagmiti (contrassegnate con dei cartellini) vengono studiate per capire a quale velocità crescono. La misurazione della crescita avviene attraverso l'installazione di chiodi in acciaio sulla testa della stalagmite che servono come base di appoggio per lo strumento che misura l'accrescimento: il micrometro a lettura centesimale. Le stalagmiti da studiare sono state scelte in base alla differente quantità d’acqua che le alimenta (da 2-5 a 60-70 gocce d'acqua per minuto). Nella valutazione dell'accrescimento delle stalagmiti si è tenuto conto anche dei dati provenienti dalla stazione climatologica presente all'esterno della grotta già dal 1967. La media annuale di crescita calcolata su 33 anni ha portato a un valore minimo di 1 mm ogni 20 anni a un massimo di 1 mm ogni 3 anni.
Il tridente
La forma particolare delle stalagmiti che si trovano nella Grotta Gigante, "a pila di piatti" o "a tronco di palma" è dovuta all'altezza da cui cadono le gocce d'acqua che, impattando a grande velocità, si suddividono in tante gocce più piccole spargendo il carbonato di calcio su una superficie più ampia e rendendo così piatta la parte superiore della stalagmite.
La Palma
La parete destra
Ruggero
L'altare e il percorso speleologico "Ramo Coloni"
La ricerca scientifica
Il Palazzo delle Ninfe
Piccole stalagmiti crescono
La Palma
La Palma, la seconda stalagmite più grande che si può incontrare all'interno della grotta, si sviluppa quasi dalla base della Grande Caverna. Il diametro maggiore della stalagmite nella parte superiore ne evidenzia la maggiore crescita negli ultimi anni.In periodi particolarmente piovosi, entra nel massiccio carsico molta più acqua di quella che riesce a defluire via. Ne risulta un innalzamento del livello delle acque sotterranee che invadono gli spazi che si trovano più in profondità fino ad un'altezza di 50 metri.
I primi esploratori hanno riconosciuto la forma della Madonna sulla sommità di sinistra della stalagmite presente all'ingresso della cavità verticale (denominata Ramo Coloni). In segno di buona fortuna questa zona della grotta è stata battezzata Sala dell'Altare.
I due tubi che attraversano la grotta in tutta la sua altezza contengono i sottili fili di acciaio di due pendoli geodetici estremamente sensibili. Ogni pendolo è composto da un cavetto di 95 metri fissato al soffitto che sostiene una barra orizzontale mantenuta in equilibrio da un secondo cavetto fissato al pavimento e un contrappeso che si trovano all'interno della costruzione visibile sul fondo della Grande Caverna. Le barre dei due pendoli sono rivolte una in direzione nord-sud e una in direzione est-ovest e ruotano spinte dalla forza di gravità permettendo così di registrare le deformazioni della grotta e di conseguenza i movimenti della crosta terrestre. I pendoli riescono ad esempio a percepire i movimenti dovuti alla deriva dei continenti che fanno ruotare la grotta verso nord, l'attrazione gravitazionale tra Sole e Luna, le maree marine che comprimendo generano delle oscillazioni con un assetto est-ovest e le piene sotterranee del fiume Timavo che generano delle inclinazioni verso sud.
Inoltre è presente una stazione di monitoraggio sismico composta da tre sismometri estremamente sensibili che riescono a percepire anche terremoti molto lievi o lontani.
Il Palazzo delle Ninfe
La Grotta Gigante, nella sua speleogenesi, ha subito molti crolli, specialmente nel periodo in cui il fiume la ha scavata creando quindi instabilità. Alcune stalattiti e stalagmiti si sono formate su massi di crollo. In questa zona della grotta stalattiti e stalagmiti si sono spesso unite tra di loro a formare delle colonne, delle quali alcune di “recente” formazione dove è ancora riconoscibile il contributo della stalattite, più liscia e di forma conoidale, e quello della stalagmite, meno regolare.Piccole stalagmiti crescono
Le stalagmiti continuano a crescere finché la frattura da cui arriva l'acqua rimane aperta. Le concrezioni che attualmente stanno crescendo sono facilmente riconoscibili perché hanno la sommità bagnata e generalmente più chiara poiché i cristalli depositati più recentemente non sono ancora ossidati o “impolverati” dai materiali sospesi nell’aria della grotta che l’alta umidità condensando spinge in basso.