Ovest è una mostra di complessa definizione critica. Nasce, infatti, dalla volontà degli artisti di Roma Ovest, in particolare di Valle Aurelia, di unirsi per raccontare la vita e l’attività artistica di questa zona in questo momento storico. Quest'area di Roma, spesso trascurata dal panorama artistico contemporaneo, possiede invece una grande ricchezza naturale e culturale. Conosciuta per la sua storia di battaglie e resistenza, per le fornaci e le cave, Valle Aurelia è profondamente legata all'immaginario della costruzione e della ricostruzione: mattoni, muri, abitazioni, che possono essere sia strumenti di separazione che di unione, capaci di modificare l'assetto urbano e sociale in funzione delle esigenze del momento. Questo carattere si riflette nel nostro studio, laboratorio in cui ci impegniamo a connettere la comunità con il territorio attraverso l'arte, abbattendo barriere e limiti per una crescita collettiva. L'inaugurazione della mostra è il 9 novembre, per puro caso questa data coincide con l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, un simbolo di divisione superata, che qui immaginiamo in chiave metaforica come occasione di unione e riflessione su come anche nella nostra città possano esistere confini antropologici. Negli ultimi anni, Roma ha vissuto un fermento culturale relativo alla nascita di numerosi spazi culturali e artist-run space, frutto del desiderio degli artisti di unirsi per promuoversi, supportarsi e animare la scena culturale. Queste collaborazioni segnano un cambiamento nella concezione dell’arte, degli spazi espositivi e del ruolo dell’artista nel presente. Molti di questi spazi hanno canalizzato l’attività artistica nelle zone centrali e orientali della città. Anche per questo motivo, siamo felici di collocare l'Occidente di Roma sulla mappa dell'arte contemporanea con questa mostra collettiva. Tra le motivazioni principali di questa esposizione ci sono lo scambio tra generazioni e l’incontro di diverse tecniche e percorsi artistici. è possibile notare come alcuni elementi tematici e soluzioni tecniche ricorrano tra le opere come un carattere ereditario evidenziando un legame intrinseco che si rinnova continuamente. Nel confronto tra il collettivo PrimaLinea e gli artisti che precedentemente si sono insediati in quest'area, è emersa l’apertura al confronto. Si può notare come artisti consolidati, come Claudio Verna, abbiano avuto un ruolo di “maestri” per le generazioni successive. In particolare, il discorso della pittura astratta è stato proseguito e arricchito da artisti delle generazioni a seguire, come Pietro Capogrosso, Luigi Battisti, Paolo Laudisa, Sandro Sanna, fino a Eliseo Sonnino e Riccardo D'Avola Corte. Nel frattempo, si sono intrecciati altri linguaggi legati all'installazione e alla scultura. In mostra, troviamo eccellenti esempi di questa vocazione, come le opere di Giuseppe Pietroniro, Delphine Valli, Alessandro Piangiamore, Valeria Sanguini, Monica Lundy e Daniele Puppi. Contemporaneamente, non mancano esempi di arte figurativa, come nel caso di Federico Pietrella e Andrea Salvino. Spesso, quando dichiariamo la nostra provenienza, soprattutto nel contesto artistico, scopriamo con un sorriso che il nostro quartiere è sconosciuto ai più. Questa mostra nasce come un progetto corale, un'unione di artisti legati da un’amicizia intergenerazionale che vuole accendere i riflettori su Valle Aurelia. Il progetto è frutto di discorsi e collaborazioni cresciute nel tempo, sostenute da figure di riferimento come Giuseppe Pietroniro e Claudio Verna, insieme agli altri artisti della “Valle dell’Inferno”: Pietro Capogrosso, Paolo Laudisa, Valeria Sanguini, Luigi Battisti e Claudia Peill e da altri amici che hanno scelto di supportare il nostro spazio perché lo conoscono e riconoscono il potenziale di un'area in crescita. PrimaLinea Studio, è fortemente legato al concetto di “abitare” il territorio, anche in senso culturale: mettere radici, dare vita a uno spazio da nutrire ogni giorno. In poco tempo, è cresciuto come collettivo e associazione, con l’obiettivo di contribuire profondamente allo sviluppo culturale. Dal 2020 lavoriamo a questo progetto, modellandolo come argilla, il materiale simbolo della zona, per costruire un riferimento solido non solo per chi lo anima, ma anche per la comunità che lo abita e per il territorio che lo ospita.
Domiziana Febbi