Museo della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale
Trebbiatrici
Le due trebbiatrici visibili, una dei primi del '900 e l'altra degli anni '30, venivano spostate, nel periodo della mietitura del grano, di paese in paese, sostando nelle diverse piazze per trebbiare il grano.All'epoca (anni '30) l'operazione era assurta a manifestazione patriottica e denominata "battaglia del grano": lo stesso Mussolini si faceva fotografare a torso nudo mentre introduceva i covoni nella macchina.Queste trebbiatrici venivano azionate con lunghe pulegge e mosse da una apposita macchina a vapore chiamata "locomobile".
Lavorazione della terra
Lavorazione della terra
Muratore
Il mestiere del muratore è rappresentato qui da strumenti e materiali da lavoro: la carriola, i setacci, il filo a piombo, varie cazzuole, frattonelle, frettazzi e livelli ad acqua. Non mancano esempi di materiali usati in passato per costruire. Tra i mattoni, con le sigle delle fornaci che li producevano, vi è un pezzo raro, con impressa nella parte piatta un’aquila bicipite: era il segno che la fornace era fornitrice ufficiale della Corte Imperiale d’Austria. Questo mestiere è tutt’ora fiorente, anche se le attrezzature ed i materiali sono cambiati. Quelli esposti riguardano il periodo che va 1500 al 1918. Una parte dei martelli riguarda lo scalpellino, che era attivo ove si costruivano le case con le pietre anziché con i mattoni.
Cestaio
I cesti di vimini venivano costruiti di varie misure, a forma normalmente di mezza sfera, con manico incurvato a semicerchio e senza coperchio. I cesti erano utilizzati sia nei lavori di casa che nei lavori dei campi: per raccogliere l’uva, il granoturco, le legna da ardere ed anche per riporre il bucato. Non mancano poi piccoli cesti per contenere fili, aghi, forbici e stoffe per cucire e riparare abiti. Nella bassa friulana, prima delle bonifiche avvenute tra le due guerre mondiali, vi erano molti corsi d’acqua detti “rogge”, che favorivano la crescita spontanea dei “vimini”. Questi alberi hanno i rami terminali molto sottili e flessibili, che ben si prestano ad essere intrecciati. Durante le lunghe serate d’inverno alcuni contadini, con molta manualità, si dedicavano alla costruzione dei cesti che servivano, come detto, per le necessità dell’azienda. Quelli più vocati divennero provetti artigiani e produssero una grande varietà di contenitori dei quali, nella apposita sezione, vi sono numerosi esemplari.
Calzolaio
Le scarpe dovevano essere robuste, fatte con dei materiali che permettessero di resistere ad ogni condizione di tempo, e soprattutto i materiali dovevano durare a lungo, con la possibilità di cambiare facilmente la suola. Ogni danno era riparato anche più volte. Tutto questo lavoro era affidato al calzolaio che con l’ausilio di chiodini, colle e cuoio provvedeva a svolgere questo delicato lavoro. Scarpe,scarpini e stivali usati e sagome di legno per scarpe sono esposte insieme a tutti gli attrezzi utilizzati dal calzolaio nel suo lavoro.
Pollaio
Portare pollame, verdure, uova fresche al mercato, per la famiglia contadina è sempre stato una fonte di sostentamento. Galline, anatre,oche, tacchini, polli e conigli racchiusi nelle gabbie in legno ed in ferro, di varie grandezze, sono esposte al museo. Troviamo anche gabbie di varia forma e dimensione per gli uccelli da canto che i contadini prelevavano direttamente dai nidi che trovavano in campagna e portavano a casa. Oggetto raro è la piccola gabbietta per il grillo canterino, che faceva la gioia dei più piccini. Vi è anche un traliccio originale da pollaio, ove nottetempo le galline potevano dormire appollaiate ed il cesto, con la paglia, per deporre le uova. Infine si trova esposta una trappola in ferro, con gabbia, per difendersi dalle volpi e dalle faine che spesso facevano razzie nei pollai.
Lattaio
È un mestiere ormai finito, con l’avvento della distribuzione industriale del latte (anni ‘60), ma che ha dato lavoro, per secoli, a uomini e donne del mondo rurale, non necessariamente contadini. Queste persone si alzavano prima dell’alba e, munite di un mezzo di trasporto, si recavano nelle stalle a prelevare il latte appena munto e poi si trasferivano nelle città più vicine per fornire il latte alle casalinghe, che preparavano la colazione ai mariti che andavano al lavoro od ai figli che si preparavano per la scuola. Nella sezione sono esposti i recipienti, le misure, i mestoli e quant’altro occorreva per la distribuzione, tutti rigorosamente di alluminio. Ci sono inoltre i mezzi di trasporto usati normalmente dal lattaio.
Cortile delle Meridiane
Maiscoltura
Maiscoltura
Mugnaio
Questo mulino, della fine dell'800, è stato ricostruito ad hoc e funzionava elettricamente. Le mole erano costituite da rulli in ferro che macinavano il grano o il mais. L'operazione veniva eseguita seduta stante, in presenza del committente, per cui il contadino era sicuro di macinare il proprio grano, che riportava a casa sottoforma di farina per confezionare il pane o la polenta. Lo scarto, cioè la semola, serviva per foraggiare gli animali. Con la diffusione della coltura del mais, a partire dal XVIII secolo, i mulini erano divenuti dei luoghi d'incontro per i contadini che portavano a macinare la "biava" con il carro o con le gerle a spalla; nelle lunghe attese, mentre carri ed animali erano ricoverati sotto tettoie, si intrecciavano fitte relazioni. Il mulino era di solito decentrato rispetto al centro abitato, perciò nelle sue adiacenze sorgevano spesso osterie, officine di fabbro, piccole falegnamerie e, negli ultimi tempi, le trebbiatrici, agganciate con pulegge agli ingranaggi del mulino. Questo mulino subì, come molti nel dopoguerra, quelle trasformazioni che portarono, con quello cosiddetto "a cilindro", all'introduzione dell'elettricità, ottenuta non più con i salti ed in collegamento con i corsi d'acqua, giacché l'avvento dell'ENEL portò al divieto di produrre corrente in proprio. Oltre ad aver sostituito le vecchie macine coi cilindri, anche gli ingranaggi passarono dal legno al ferro.
Cerealicoltura
La parte relativa alla cerealicoltura è ampiamente documentata, sia per quanto riguarda le attrezzature che per le macchine. La prima operazione nella fase di raccolta era la mietitura. Si passa, così, dai primi falcetti, alle roncole per il taglio delle stoppie (parete in alto a destra) alle successive falci con manico di cui si può seguire una modesta evoluzione nella presenza o meno di "maniglie a presa" o nell'aggiunta di rebbi di legno per predisporre verticalmente i ciuffi da tagliare (parete in alto a sinistra), ai trincia-fascio a pressione verticale, nonché trinciaforaggi manuali e vari tipi di rastrello. Una volta raccolto, dalle andane o dai cumuli si formavano i covoni o fasci legati, dopodiché il grano veniva trasferito col carro nell'aia, dove veniva conservato all'aperto o sottotetto fino al momento della trebbiatura. Una volta pronta l'aia per la trebbiatura, vi veniva sparpagliato il grano. Successivamente si procedeva alla battitura con bastone o facendo calpestare i covoni dagli zoccoli degli animali. L'operazione successiva era la pulitura del grano, che consisteva nell'eliminazione della paglia con l'uso di forche (preferibilmente con rebbi di legno per non infilzare la paglia) e rastrelli o scope a ramaglie per i piccoli residui, e nella separazione del chicco dalla pula, ovvero gli involucri staccati durante la trebbiatura, nonché eliminazione dei frammenti minuti di paglia, spighe, grani cattivi, semi di erbacce ed altri corpi estranei. La separazione poteva avvenire per ventilazione o crivellazione. Un antico sistema prevedeva invece la spulatura per caduta, che consisteva nel lasciar cadere il grano a terra dalle mani, mentre più comune era la ventilazione abbinata al lancio: il mucchio di grano veniva lanciato in aria con palee forche o lenzuola, possibilmente contro vento. In seguito, con i cosiddetti buratti, si ottenne una ventilazione artificiale con metodo meccanico; nel museo è presente una numerosa serie di questi ultimi, che coprono un arco cronologico tra il '700 ed il '900. Una volta pulito, il grano era conservato nei granai, stanze asciutte e ben arieggiate, poste in zone sottotetto. Completano l'esposizione due selezionatrici di sementi (con una delle due si procedeva anche alla diretta insaccatura), nonché una macchina da cucire per cuoio (usata per selle o sacchi). Altri strumenti (sgranatori manuali e meccanici) testimoniano, invece, la produzione di mais da cui si otteneva la farina per la polenta. Nelle vetrine della parete sinistra sono esposte una serie di carrucole da pozzo o da granaio e delle asce medievali. Sempre alle pareti, sui pannelli, vi sono una serie di roncole per il taglio delle stoppie e mannaie per il taglio dei boschi cedui. Alle pareti sono appesi dei quadri con le illustrazioni, anche a colori, della flora, della fauna ed attrezzi agricoli, con stampe e litografie originali del '700 e '800.
Fienagione
Il fieno rappresentava la parte principale del foraggiamento animale, perciò la fienagione era una delle attività principali del contadino nella stagione estiva, dal mese di maggio fino a settembre. Essa consisteva nel taglio dell'erba (foraggere di prati seminati artificialmente o erba di prati naturali), sua essiccazione (spargimento e rivoltamento) e quindi ammassamento in cumuli per la protezione dall'umidità; seguiva la raccolta con apposito carro e quindi trasporto alla volta del fienile. Per compiere tali operazioni venivano utilizzati attrezzi come la falce, il rastrello, l'uncino da fieno, esposti sulla parte sinistra della parete; nella greppia-bacheca addossata al muro perimetrale esterno, sono contenute collezioni di oggetti legati agli attrezzi precedenti: la cote, pietra affusolata che, bagnata, serviva ad affilare la falce, il porta-cote, contenitore in legno o corno di bue di varie epoche, l'incudine ed il martello che servivano per la battitura della falce, la cui lama, durante i tagli "perdeva il filo".

