DTA 2026 - Duomo di Santa Maria Assunta

Monumento a Marcantonio di Manzano

Monumento al patriarca Nicolò Donato

Altare di San Giuseppe

Giacomo Pischiutti Anno 1817L'istituzione di una fraterna devozionale cittadina ispirata allo sposo della Vergine risulta anteriore al 1525, otto anni dopo questo sodalizio commissionava ai fratelli Benedetto e Andrea degli Astori, lapicidi cividalesi, una cappella comprendente un altare marmoreo, nel cui vacuo centrale era collocata la palla di San Giuseppe, sovvenuta nel 1537 con dieci ducati dalla Magnifica Comunità di Cividale. La stessa fraterna in seguito promuoveva la sostituzione del vecchio altare ligneo con un manufatto in marmo; i relativi lavori erano avviati nel 1768, ma la soppressione napoleonica delle congregazioni religiose nel 1806 interrompeva l’intrapreso rinnovamento, che trovava completamento solo nel 1817 ad opera del gemonese Giacomo Pischiutti.

Altare con Cinque Sante che adorano la Croce

Altare del Santissimo - Crocifisso ligneo

XIII secolo

Altare di San Donato

Leone Morandini Anno 1928Nella cappella absidale destra è posto l'altare di San Donato, patrono di Cividale dal X secolo, in seguito al trasporto in città delle sue reliquie dalla Pannonia (attuale Ungheria); per conservare il cranio di questo santo, nel 1374 si commissionava all’orafo cittadino Donadino un busto reliquiario, consegnandogli allo scopo 101 once d’argento; il pregevole elaborato trecentesco, ornato da pietre e smalti policromi, viene tuttora esposto e venerato nella solennità patronale, il 21 agosto. Una cappella con la dedicazione al diacono san Donato è anteriore al 1186, quando si salvava da un incendio devastante il resto del duomo; la sua alta considerazione nel culto e nella liturgia locale trova conferma nella priorità, rispetto ad altri lavori, con cui nel 1450 il Capitolo stabiliva di completarla ed intonacarla, due anni dopo il violento terremoto che aveva fatto precipitare una parte del tempio. Sul declinare del Cinquecento la delicata pala lignea del venerato patrono era sconfitta dal trascorrere del tempo e il patriarca Francesco Barbaro, al termine della sua visita pastorale del 1594, esortava vigorosamente il clero locale a provvedere la cappella di un nuovo altare. L’energico sprone aveva successo e nel 1598 si commissionava a Ursino Simotino e suo figlio Giovanni un altare ligneo, impreziosito da diecimila foglie d’oro e smalti a vivaci colori; nonostante le attente cure manutentive, anche questo manufatto agli inizi del XVIII secolo era in condizioni critiche, che peggioravano sino a rendere indilazionabile la sua demolizione, effettuata nel 1828. L’erezione del nuovo altare era continuamente rimandata, per tutto l’Ottocento nella cappella si trovava solo un’edicola di modesta fattura, con una statua lignea di san Donato. Si doveva attendere addirittura un secolo, sino al 1928 per vederlo sorgere, dopo un susseguirsi ininterrotto di difficoltà assortite, su progetto dal cividalese Leone Morandini che lo concepiva nella semplicità delle forme attuali; non troverà attuazione il rivestimento delle pareti con stalli lignei e le altre opere previste per completare il decoro della cappella.

Altare del Crocifisso

Giacono Pischiutti Anno 1817Un tempo l'altare era dedicato a san Girolamo – che si vede raffigurato genuflesso nel paliotto –, con tale titolo veniva consacrato nel 1594 dal patriarca Francesco Barbaro; la precedente struttura era lignea e, come per gli altri altari laterali, il suo rinnovamento è avvenuto in un lungo arco di tempo, infatti la nuova mensa in marmo era collocata nel 1800, ma al suo completamento si assisteva solo 17 anni dopo, con lavoro di Giacomo Pischiutti.

Altare della Madonna

Anno 1816Il rifacimento dell’altare più antico adorno di varie statue e con colonne grandi scanellate e tutte indorate, era deliberato dai canonici nel 1796, disponendo di una pingue offerta avanzata a tale scopo da un loro confratello; traversie di varia natura, compresa la difficoltà di approvvigionamento del marmo di qualità adeguata, consentivano di ultimarlo solo nel 1816; nel paliotto della mensa è scolpito un bassorilievo della Madonna.

Pile dell'acqua santa

La coppia di eleganti pile dell’acqua santa è del 1601, opera di una coppia di lapicidi da Tricesimo.

La nicchia

XVII sec.Il nicchione che si apre nella navata destra fu realizzato nel 1645 per accogliere il battistero di Callisto. Dopo la sua ricomposizione nell’erigendo Museo cristiano, allestito nel 1946, vi è rimasto solo un seicentesco fonte battesimale in marmo, con piede e base triangolare e sovrastante costruzione rotonda con nicchie e colonne, in legno policromo.

Altare Maggiore

Francesco e Giovanni Fosconi 1717-1724L’altare maggiore era dedicato, almeno dal XIII secolo, al patriarca Paolino d’Aquileia. Le sue spoglie mortali erano state traslate nel 1578 in questo altare, nel secolo seguente sostituito da un apparato ligneo di Pietro Tellino di Cormons. All’inizio del Settecento anche per questo manufatto si procedeva con l’integrale rinnovamento, stavolta nel durevole marmo; la commissione era affidata a Francesco Fosconi e suo figlio Giovanni, di Portogruaro. Dopo aver posato nel 1717 la parte basamentale e la mensa, per l’accresciuto peso rispetto al precedente di legno, si rendeva necessario rinforzare la volta della sottostante cripta, che minacciava di crollare; risolti questi problemi statici, nel 1724 si giungeva al suo completamento, con la formazione del riquadro per il paliotto argenteo e il fastigio con l’animato gruppo dei putti. Vi trovavano collocazione, lateralmente, le statue dei Santi Pietro e Paolo, la cui virtuosa fattura porterebbe ad attribuirle ad altri artefici; sulla base di raffronti stilistici è stato recentemente ipotizzato trattarsi dello scultore veneziano Paolo Callalo (1655-1725), attivo nella città lagunare con frequenti puntate nell’entroterra. Sull'altare è posto uno dei capolavori dell'oreficeria medioevale italiana, la Pala d'argento di Pellegrino II. Questo patriarca, che svolse il suo ministero dal 1195 al 1204, commissionò la splendida opera per farne munifico dono a Cividale, forse sua città natale.

Organo a canne

Beniamino Zanin Anno 1933Sopra l’ingresso alla sacrestia si trova il maestoso organo maggiore, realizzato da Beniamino Zanin di Camino al Tagliamento nel 1933, dalla facciata tripartita piramidale di canne di zinco a vista, integralmente restaurato nel 2010. Il coro ligneo è opera settecentesca di Mattia Deganutti, nel tempo sottoposto a modifiche che ne hanno mortificato la decorazione barocca e ridimensionato la struttura.

Pala dell'Annunciazione

Pile dell'acqua santa

La coppia di eleganti pile dell’acqua santa è del 1601, opera di una coppia di lapicidi da Tricesimo.

S. Giuseppe che tiene in braccio Gesù Bambino, tra i Santi Rocco e Sebastiano

XVI sec.L’altare di San Giuseppe è ornato da questa tela, realizzata da un Sebastianus pictor, che secondo recenti studi invece di Sebastiano Secante il Vecchio – come riferito tradizionalmente – potrebbe piuttosto essere Sebastiano Florigerio, residente a Cividale dal 1529. Il dipinto ritrae S. Giuseppe che tiene in braccio Gesù Bambino, tra i Santi Rocco e Sebastiano, posti su uno sfondo di architetture in rovina ed è stato ritoccato alla metà del Settecento.

Il Presbiterio

Le quattro statuine degli Evangelisti

Statua di San Paolo

Statua di San Pietro

La Pala d'argento

La cupola e l'Assunta

Le vetrate superiori

San Donato fra i martiri Silvano, Romolo, Venusto, Ermogene

Gonfalone di Giovanni da Udine

Giovanni da Udine detto il Ricamatore Anno 1539Sotto il coro è appeso, incorniciato, quanto rimane di un gonfalone dipinto su seta nel 1539 da Giovanni da Udine detto il Ricamatore, che a tenui colori vi rappresentò l’Annunciazione. Di questa artista, allievo di Raffaello, oltre alla sua produzione murale sono note poche altre opere, tra esse vi sono questi frammenti, con figure di notevole delicatezza pittorica.

Coro ligneo

Mattia Deganutti XVII sec.

Crocifisso tra i Santi Gregorio Magno, Gerolamo, Carlo Borromeo, Andrea Apostolo e Valentino

Antonio Grimani Anno 1619L’altare del Crocifisso racchiude la tela Crocifisso tra i Santi Gregorio Magno, Gerolamo, Carlo Borromeo, Andrea Apostolo e Valentino, opera del 1619 di Antonio Grimani, pittore veneziano. La figura del Cristo domina l’intera composizione dal buon impianto, riportata ai pregevoli toni cromatici originali nell’ultimo restauro. 

La Madonna in trono con Bambino

Matteo Ponzone Anno 1617 La pala si deve al pittore dalmata Matteo Ponzone, che nel 1617 vi dipinse con figure corpose e buona impaginazione la Madonna in trono con Bambino tra i santi Giovanni Ev., Bartolomeo Apostolo, Marcello Papa (o san Nicola di Bari) e Zenone Vescovo. La presenza di tale schiera di santi è dovuta al fatto che, nel tempo, su tale altare confluivano numerose cappelle e officiature di messe.

Raffigurazione della Pietà, Vesperbild

Scuola tedesca XV sec.Sulla mensa è collocata una raffigurazione della Pietà, chiamata Vesperbild, cioè ‘immagine della sera’, in quanto davanti ad essa si pregava nelle ore del vespero. La statua – a lungo creduta in arenaria, poi si è appurato trattarsi di pietra artificiale dipinta – è strutturata con la Madonna seduta che sorregge il corpo inanimato del Cristo, dalle braccia abbandonate lungo i fianchi e che volge il viso sofferente verso chi lo guarda. L’esemplare cividalese appartiene al gruppo degli otto Vesperbilder prodotti in ambito tedesco ancora conservati in Friuli ed è datato al primo decennio del Quattrocento.

Affreschi rinascimentali

L'interno del Duomo

Il volume del vasto, solenne ambiente è armoniosamente scandito dalle imponenti colonne, che lo suddividono in tre ampie navate. I risalti della costruzione – lunga 67,50 metri – sono ravvivati dalle sottili profilature in pietra grigia di Torreano, aderenti ai contorni degli archi e degli occhi ciechi sulle pareti laterali e che trovano conclusione nella suggestiva partizione a spicchi del catino absidale. All’effetto prospettico contribuisce pure la sovrapposizione agli angoli di paraste e controparaste, che allungano artificiosamente il vano, ulteriore segno dell’abilità della bottega Lombardo sul controllo ottico spaziale. La ridondante presenza barocca che era stata copiosamente inserita, in evidente stridore con le strutture antiche, è stata dagli anni Sessanta del secolo scorso ridotta il più possibile. Si può così cogliere appieno la misurata grandiosità ottenuta dall'abile fusione tra la parte gotica, cui si deve la spinta ascensionale, quella rinascimentale e la ristrutturazione settecentesca. Saggi di pulitura sugli intonaci antichi e sulle parti lapidee hanno evidenziato che l’aspetto originario era assai chiaro e luminoso. In corrispondenza del portale centrale, in terra un’iscrizione ricorda la posa del pavimento nel 1549; quello attuale in marmo grigio di Saravezza è del 1898.  

Bassorilievo a decorazione dell'altare maggiore

Bassorilievo a decorazione dell'altare maggiore

La Carità

La Fede

Altare Maggiore

Pala delle Cinque Sante

Altare

Altare del Crocifisso

Altare di San Giuseppe

Altare di San Donato

Monumento di Marcantonio

Gli altari